Tutti gli articoli di Carolina Vergerio

Fare cittadinanza a scuola

Le attività di cittadinanza sono quelle che da sempre mi coinvolgono di più.  Conoscere i propri diritti e i propri doveri, sapere di poter intervenire sulla realtà attivamente per trasformarla in meglio sono competenze che determinano la qualità della vita futura di ogni singolo alunno e la qualità della vita della comunità in cui vivremo.

Ogni anno cerco di proporre azioni di cittadinanza a partire dai bisogni che scaturiscono dalla classe stessa, dalla scuola o dal territorio. Quest’anno le nostre attività si sono concentrate su un’azione di sensibilizzazione in relazione alla povertà nei paesi in via di sviluppo, in particolare in Sud America.

L’occasione è nata grazie a un contatto con l’Operazione Mato Grosso, che a Vercelli è molto attiva. L’operazione Mato Grosso, che opera in diverse zone dell’Italia, si propone l’educazione del giovani attraverso il lavoro volontario. Tutto il ricavato dei lavori che vengono svolti contribuisce a finanziare le missioni in Sud America dell’Associazione.

L’azione si è sviluppata in due momenti:

– una prima parte ha visto protagonisti i volontari dell’Associazione, che sono venuti in classe a ragionare con noi sulla povertà, in particolare nelle zone del mondo dove loro operano (nel blog dei miei ragazzi, www.c2intheworld.wordpress.com, potete trovare la descrizione degli incontri);

– una seconda parte ha visto invece l’attivazione dell’intera classe finalizzata a una grande raccolta viveri da spedire in Perù, dove ormai da qualche giorno si è trasferita Marta, la volontaria di Operazione Mato Grosso che ci ha accompagnato in questa esperienza di solidarietà. La raccolta è stata organizzata, promossa e messa in atto dai ragazzi all’interno della scuola e, alla fine dell’azione, la classe è riuscita a raccogliere quasi tre quintali di viveri.

Per coinvolgere i compagni delle altre classi, abbiamo realizzato un video di sensibilizzazione, una piccola esposizone con fotografie e dati sul Perù, un pieghevole informativo e degli adesivi per ricordare giorno e ora della raccolta. Nei giorni appena precedenti al Natale, i ragazzi si sono suddivisi in piccoli gruppi e prima hanno sensibilizzato i compagni sul problema della povertà in Perù e in seguito hanno raccolto tutti i generi alimentari che sono stati portati.

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Anche se non era in “programma”, in geografia abbiamo approfondito il Perù, in particolare le sue condizioni socioeconomiche. In storia abbiamo riflettuto sulle scoperte geografiche e la conquista, ponendo l’attenzione sulle popolazioni precolombiane e il loro sterminio. Qui potete trovare la prova in classe di storia  e quella di geografia per quanto riguarda la conoscenza del contenuti.

Durante le vacanze di Natale infine ho invitato i ragazzi ad approfondire un argomento sul Perù a scelta e a presentare l’approfondimento con uno strumento informatico a loro scelta.

Alla fine del percorso i ragazzi sono stati valutati per le conoscenze e soprattutto per le competenze acquisite.

Scuola e vita

“È vero che la vita o si vive o si scrive e che, quando la si vive, difficilmente nello stesso tempo, cioè in mezzo all’azione e alla passione, ci si può mettere in quelle condizioni che sono proprie dell’arte: partirsi dal momento, superarlo per contemplarlo e dargli senso universale e valore eterno”. Luigi Pirandello, 1934

Ho ripensato in questi giorni a Luigi Pirandello e al suo discorso del 1934 sul teatro drammatico. “… la vita o si vive o si scrive…”. Ci ho ripensato perché credo che siano parole che perfettamente si adattano anche alla scuola. Nella mia mente la parola vita è stata sostituita dalla parola scuola e la frase ha continuato a mantenere la sua forza di verità: “… la scuola o si vive o si scrive…”.

Fermarmi a riflettere sulle scelte quotidiane, educative e didattiche, fare un punto della situazione, raccogliere i materiali miei e dei ragazzi, valutare ciò che ha funzionato e ciò che invece deve essere modificato diventa di giorno in giorno più difficile. “… in mezzo all’azione e alla passione” si è completamente coinvolti, e talvolta travolti, dagli eventi e non restano tempo né energie per “… partirsi dal momento, superarlo per contemplarlo e dargli senso…”.

Eppure sono sempre più convinta che questa operazione del pensiero sia assolutamente indispensabile al lavoro dell’insegnante: fermarsi a riflettere, prendere le distanze dall’evento, distanze cognitive e forse ancora di più emotive, agire in uno spazio neutro, libero da inquinamento, nel quale capire davvero e in profondità il valore di ciò che si propone e di ciò che si raccoglie.

L’ideale sarebbe riuscire a vivere questa esperienza in gruppo, trovare l’occasione per condividere, restuire agli altri ciò che gira in modo confuso per la testa (parlare a un altro essere umano, ad alta voce dunque, e non solo a se stessi è provato abbia grandi benefici in termini di capacità ci comprendere meglio i problemi e trovare strategie creative per risolverli).

E’ difficile scostarsi da ciò che tanto ci coinvolge ma penso fermamente che si debba fare, in un modo o nell’altro, e prendo questo come mio prossimo obiettivo di lavoro (qui sul blog ma anche, e soprattutto, tra le mura della scuola).

Classe digitale “fai da te”

Come fare se l’aula informatica è in fase di riallestimento? Come fare se la rete non sempre supporta tutti i dispositivi necessari?

Niente paura! Basta chiedere ai ragazzi e la soluzione è a portata di mano!

Di fronte all’impossibilità di utilizzare gli strumenti della scuola la 2C2 non si è arresa ma ha messo in atto una vera strategia di problem solving ed è uscita da uno di quei problemi che spesso obbligano la scuola all’immobilità.

Dunque, che fare? Molto semplice: chi ha potuto ha portato a scuola il suo dispositivo personale, lo ha condiviso con il gruppo e si è messo a lavorare e a produrre. Loro non lo sanno ma hanno fatto un’operazione che si chiama BYOD, cioè BRING YOUR OWN DEVICE ed è una soluzione creativa ai mille piccoli e grandi problemi che ogni giorno gli insegnanti italiani si trovano a dover affrontare se decidono di utilizzare le tecnologie digitali per lavorare con i loro alunni.

E così siamo riusciti a lavorare sui generi letterari producendo presentazioni, mappe e video con applicazioni web e l’esperienza è stata per i ragazzi molto gratificante, non solo perché hanno potuto utilizzare a scuola gli strumenti che li accompagnano quotidianamente ma anche perché, in autonomia, sono riusciti a superare un problema e raggiugere risultati decisamente soddisfacenti nei tempi che ci eravamo prefissati.

Ma andiamo con ordine. L’attività sui generi letterari è iniziata in modo molto tradizionale. Dopo una prima fase introduttiva, i ragazzi si sono suddivisi in gruppi e ciascun gruppo ha sorteggoato un genere letterario e un rispettivo brano da analizzare:

– il Fantasy (C.S. LEWIS, Le cronache di Narnia. Il leone, la strega, l’armadio)

– l’Horror (G. G. MARQUEZ, Spaventi di agosto)

– il Comico e l’umoristico (M. TWAIN, Il burro nel cappello)

– la Lettera (A. EINSTEIN, Lettera al figlio; L. PIRANDELLO, Lettera alla figlia)

– il Diario (Z. FILIPOVICH, Il diario di Zlata)

– l’Autobiografia (S. HAWKING, Breve storia della mia vita)

I ragazzi hanno lavorato sulle caratteristiche del genere letterario a partire dal testo narrativo per poi passare alla teoria sul libro di antologia.

Hanno poi elaborato delle mappe concettuali su carta che sono state la base per il passo successivo, quello di creare un prodotto multimediale che spiegasse che cosa avevano imparato.

I ragazzi avevano a disposizione alcuni strumenti di lavoro. Per produrre montaggi video Wevideo o Stupeflix, due applicazioni web immediate, semplici e gratuite. Per produrre mappe concettuali ho proposto di usare Creately, Lucidchart oppure il semplice ma sempre efficacissimo, a mio parere, CMap. Per creare presentazioni infine hanno avuto a disposizione il classico Prezi, che fa sempre il suo effetto.

Ciascun gruppo ha ragionato su quale fosse lo strumento più adeguato per presentare ciò che avevano imparato nel modo che avevano immaginato e, a partire dalle mappe concettuali, hanno prodotto video, mappe e presentazioni davvero efficaci, oltre che belle, tenuto conto soprattutto che si tratta del primo lavoro del genere svolto dalla classe.

Il gruppo che ha lavorato sul genere Fantasy ha prodotto un video con Stupeflix. Il gruppo del genere Horror ha preferito utilizzare Wevideo, come anche il gruppo che si è dedicato al genere Comico e umoristico (per ora non posso pubblicare i lavori perché i ragazzi compaiono nei video).

Il gruppo che ha lavorato sul genere Lettera ha invece preferito muoversi con più cautela utilizzando Prezi. Qui potete guardare la loro presentazione.

Il gruppo più sfortunato è stato quello del genere Diario. Il PC su cui lavoravano era molto lento e non riuscivano a utilizzare alcune funzioni di Wevideo. Sono allora passati a Prezi ma in quel momento Internet non funzionava. Alla fine hanno utilizzato il sempre affidabile CMap e, pur modificando il progetto iniziale, sono riusciti a raggiungere l’obiettivo senza arrendersi.

I lavori sono stati presentati e quindi analizzati da tutta la classe. Per ciascun lavoro sono stati messi in evidenza punti di forza e di debolezza e, quando possibile e necessario, si sono apportate le modifiche necessarie.

Per completare il percorso ho assegnato due prove in classe. Nella prima prova ho valutato la conoscenza specifica del genere letterario trattato durante l’attività collaborativa, la conoscenza degli altri generi letterari, la capacità di elaborare una mappa a partire da un testo. Nella seconda prova i ragazzi hanno lavorato sulla comprensione di un testo appartenente al genere letterario approfondito.

Per concludere infine abbiamo elaborato insieme una relazione sul lavoro svolto, che ha poi avuto finali differenti a seconda del gruppo di lavoro. Qui trovate la parte comune. Oltre a recuperare i passaggi dell’attività e dare al lavoro una forma definitiva, la relazione è servita a ragionare sui connettivi di tempo.

 

 

 

Cosa non abbiamo fatto in questo primo mese di scuola

Jenny Poletti Riz, una collega  che scrive un blog davvero speciale, www.scuolaumentata.it, invita gli insegnanti a riflettere su ciò che non hanno fatto in classe insieme ai loro alunni in questo primo mese di scuola.

Ho colto questa sollecitazione perché mi pare davvero interessante e provo a ragionare su ciò che non ho fatto nelle mie due seconde.

La prima cosa che non ho fatto è decidere da sola. Abbiamo lavorato in modo da proporre insieme idee, progetti, contenuti da approfondire, tecnologie da provare a utilizzare. Abbiamo scelto il libro di narrativa da leggere in classe e i libri da leggere a casa. Abbiamo deciso di scrivere un blog e di porseguire con il giornalino cartaceo, che con grande intraprendenza i ragazzi e le ragazze hanno pubblicato ogni settimana per tutto lo scorso anno scolastico. Abbiamo iniziato a definire alcuni contenuti sui quali vorrebbero ragionare, ci siamo dati il tempo di valutare gli strumenti più adatti per lavorare in classe e a casa.

La seconda cosa che non ho fatto è dare dei voti. Ho proposto anche alla 2c2 l’esperienza senza voti numerici, già vissuta lo scorso anno con la 2c1, ma non ho imposto una scelta. Ho lasciato piuttosto libertà di scelta e soprattutto la libertà di ripensarsi durante il percorso e, nel caso, modificare l’idea iniziale.

La terza cosa che non ho fatto è parcellizzare il tempo. Le dieci ore (o le 6 ore) suddivise settimanalmente nelle diverse materie ci stavano davvero strette e da quest’anno lavoriamo a un’attività finché l’attività stessa non si è esaurita. Significa che la classe si prende il tempo necessario per lavorare e che c’è spazio per i tempi di ciascuno. Il clima è più sereno, c’è meno concitazione, si fa meno fatica e soprattutto c’è meno confusione.

L’ultima cosa che non ho fatto è avere la certezza che queste scelte siano giuste sempre e per tutti, perché ogni classe è diversa e ha bisogni diversi che hanno il diritto di essere ascoltati.

 

Dalla terra alla luna

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Lo scorso anno scolastico la mia scuola ha vinto un finanziamento per la realizzazione di un progetto finalizzato alla prevenzione della dispersione scolastica. “Dispersione scolastica” era un’espressione che non ci piaceva troppo e l’abbiamo sostituita con “valorizzazione delle competenze”.

Penso infatti che una parte della responsabilità del problema della dispersione sia proprio della scuola, non sempre capace di valorizzare le capacità dei singoli ragazzi. Solo proponendo strade e strumenti alternativi avremo la possibilità di raggiungere davvero tutti, nel rispetto delle differenze e delle peculiarità di ciascuno.

Qui potete trovare la mia presentazione del progetto, in versione Prezi e sotto forma di mappa concettuale.

Il nucleo del lavoro è stata la coltivazione di un orto scolastico, di cui potete valutare tutte le fasi nella pagina facebook “Dalla terra alla luna”. Oltre ad aver coltivato l’orto, i ragazzi hanno anche lavorato a una serie di altre attività creative che vorrei condividere oggi in questo spazio.

Sono stati realizzati:

Sono felice che, dopo tanta fatica, possano mostrare i risultati del loro impegno.

Di che cosa ha bisogno un insegnante?

Quando guido mi gira per la testa un sacco di idee, tanto che talvolta sbaglio strada e mi ritrovo dove non devo andare. L’altro giorno ero ferma al semforo vicino a casa e ho pensato a ciò di cui ho bisogno come insegnante.

Ho bisogno del passato, delle radici, di ciò che ho appreso da piccola, dalla scuola, dalla famiglia, dal mio contesto di vita. Ho poi bisogno del futuro, delle aspettative, dei progetti, delle idee, di ciò che immagino per i miei alunni e le mie alunne (e di riflesso, per me).

E infine ho bisogno del presente, della vita quotidiana, di quello che imparo tutti i giorni, del respiro delle persone. A scuola quel respiro ha due nomi: Patrizia e Cristiana. Loro sono colleghe, amiche di sempre, un po’ sorelle, di quella “sorellanza” che un po’ si sceglie e un po’ arriva. Sono il presente, ma sono anche il passato e soprattutto il futuro. Con loro posso condividere l’emozione per ciò che è stato e soprattutto progettare e immaginare ciò che sarà.

Senza di loro non ci sarebbe scuola per me. Con loro la scuola prende significato.

 

Radici. Questioni di destino /1

Come insegnante ho iniziato da subito a fare scelte molto precise, scelte che hanno caratterizzato il mio modo di essere prof. senza che ne avessi all’inizio una vera consapevolezza. Nelle proposte didattiche, nel desiderio di libertà di movimento che sentivo per me e volevo comunicare ai ragazzi e alle ragazze, nell’assoluta certezza che la scuola è per tutti e di tutti, e che tutti hanno il diritto di sentirsi accolti e ascoltati, c’è da sempre qualcosa che mi guida, che mi indica la strada da prendere.

In principio non mi sono fermata a riflettere su che cosa mi spingesse in una determinata direzione, ma con il tempo ho realizzato che la mia guida, discreta ma decisa, è  la mia esperienza di bambina, di piccola alunna che il destino a sei anni ha affidato a un maestro molto speciale.

Gian Mario non è stato un maestro come gli altri. Con Gian Mario tutti eravamo uguali. In classe facevamo di tutto: imparavamo la matematica e la cucina, i verbi e la tessitura. Facevamo tanto lavoro manuale di qualsiasi genere, ci cimentavamo in esperimenti scientifici, recitavamo e, cosa che ricordo con grande gioia, cantavamo tanto, tantissimo, e mai canzoni per bambini.

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In cinque anni di scuola elementare non ho MAI ricevuto un voto numerico e credo mai nemmeno un giudizio. Si facevano le cose e si imparava. Punto. Si andava a scuola volentieri (ricordo una compagna che, malata, scappò di casa per venire a scuola!), si facevano tante domande e si parlava di tutto.

E’ da qui che la mia avventura è iniziata ed è da questo bagaglio così prezioso che ogni giorno tiro fuori gli strumenti che mi servono per proseguire il mio cammino.

 

Scegliere il libro di narrativa

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Benché sia un’attività che da qualche tempo non riscuote particolare successo a scuola, trovo che la lettura completa di un libro di narrativa in classe sia utile, piacevole e rilassante.

La scelta di dedicare un’ora alla settimana alla lettura ad alta voce di un romanzo è scaturita in realtà da un bisogno: come sfruttare in modo efficace l’ultima ora del pomeriggio? Stiamo parlando dell’OTTAVA ora di lezione e della NONA ora a scuola. Lascio a voi immaginare lo stato fisico, emotivo e cognitivo di questi poveri “ninin” (che in piemontese significa “piccolini”) e di noi insegnanti.

Fare lezione frontale è praticamente impossibile così come organizzare un’attività collaborativa. Leggere si è rivelata una buona soluzione per vari motivi: è rilassante, perché non richiede particolare attivazione, se non la capacità di ascolto; è piacevole, perché ascoltare storie è emotivamente coinvolgente e  stimola curiosità; è utile, perché allena le capacità di ascolto ma resta all’interno di un’area di desiderio personale e non di “performance” (non esistono verifiche legate all’ora di lettura). Infine, se qualcuno è proprio sfinito (e vi assicuro che anche voi sareste sfiniti dopo 9 ore di scuola) può fare un bel sonnellino, cullato dalla musicalità delle parole 🙂

Oggi dunque ho proposto un’attività di scelta di classe del libro da leggere l’ultima ora del mercoledì pomeriggio. Ho selezionato 4 testi, che io amo particolarmente, molto diversi tra loro:

  • Nel mare ci sono i coccodrilli, di Fabio Geda, una storia vera e attuale, con il sapore delle grandi avventure dei classici della letteratura per ragazzi;
  • Ci sono bambini a zig zag, di David Grossman, un romanzo per ragazzi e adulti, ricco di colpi di scena, di personaggi originali, di desiderio di libertà in difesa delle differenze di ciascuno;
  • Lo strano caso del dottor Jekyll e del sognor Hyde, di Robert Lous Stevenson, un classico della letteratura, che si presta a molteplici interpretazioni;
  • L’eroe invisibile, di Luca Cognolato e Silvia del Francia, una storia vera del passato, un esempio di coraggio e generosità.

I ragazzi hanno analizzato in gruppo i libri, leggendo la sintesi, la biografia dell’autore e elementi di valutazione aggiuntivi che ho loro proposto. Hanno osservato la copertina e hanno stilato dei pareri favorevoli e sfavorevoli per ciascun libro.

Al termine dell’ora e mezza che avevano a disposizione, hanno scelto uno dei libri e hanno specificato i motivi che li hanno spinti a scegliere proprio quel volume.

Questa attività ha consentito loro di allenare alcune competenze importanti:

  • lavorare in gruppo, confrontando idee e valutazioni;
  • analizzare una situazione specifica, sapendo individuare pro e contro di ciascuna scelta;
  • saper prendere una decisione finale comune in seguito alle riflessioni;
  • raggiungere l’obiettivo nei tempi prestabiliti.

I ragazzi e le ragazze hanno lavorato in autonomia, con attenzione e serietà e, alla fine dell’attività, in maggioranza hanno deciso di leggere Nel mare ci sono i coccodrilli.

Mercoledì inizieremo la lettura. Mi auguro che il libro risponda alle loro aspettative.

Qui potete scaricare tutto il materiale per l’attività.

 

 

 

Piccole sfide alla consuetudine / 1

Quest’anno la parola chiave per le mie attività a scuola è “libertà”. Dopo qualche anno di insegnamento mi sento abbastanza forte e tranquilla per lasciare più spazio ai ragazzi e ai loro desideri.

In effetti anche prima avevo idealmente questa aspirazione ma nello stesso tempo mi rendevo conto di avere un certo timore, di avere bisogno di reggere con forza il timone e di prendere la direzione chiara che avevo pensato e programmato: modalità di lavoro, argomenti, valutazione.

Per qualche tempo (quello di cui ci sarà bisogno)  lavoreremo insieme per capire che cosa loro desiderano di più imparare, che cosa li appassiona, che cosa renderebbe le ore di scuola più piacevoli e realmente finalizzate all’apprendimento.

Questo non significa lasciare una libertà totale e senza regole: ci sono competenze che io ritengo indispensabili e argomenti che non si possono non conoscere alla fine della scuola media. Significa piuttosto che, dopo aver appreso quello che l’insegnante pensa sia indispensabile, i ragazzi possono esercitare la loro libertà di scelta e diventare protagonisti del loro apprendere.

Nei miei progetti una scelta come questa dovrebbe portare due benefici: appassionare i ragazzi allo studio, e soprattutto alla ricerca personale e alla rielaborazione, e allenarli a prendere decisioni in piena libertà, in un ambito protetto e controllato.

Avrò un anno per verificare se la mia proposta sia efficace o meno, quanto lo sia e se sia valida per tutti. E’ una di quelle piccole sfide che rende il mio lavoro emozionante.

 

 

Primo giorno di scuola

Tutti gli anni il primo giorno di scuola mi sento come una bambina. Sono sinceramente emozionata quando entro nell’edificio e mi avvio verso la mia classe. Dietro di me c’è un bagaglio di esperienze, gioie e sofferenze e davanti a me c’è qualcosa di completamente imprevedibile, nuovo, sconosciuto.

Entro e saluto con un po’ di imbarazzo. Sembra di riportare i ragazzi, con quel saluto, tutto d’un tratto dentro alle cose della scuola, dopo tre mesi leggeri, senza pensieri, scaldati dal sole e profumati di mare. Con quel saluto io rientro nelle loro vite, le guardo di nuovo, rivedo i visi cresciuti e abbronzati, inizio a immaginare ciò che sarà.

Qualche secondo e tutto ritorna al suo posto: rido, scherzo, mi riavvicino a loro in punta di piedi, trattengo a stento il mio entusiasmo per le idee che mi sono frullate per la testa durante tutta l’estate, racconto di me e chiedo di loro, preannuncio momenti di divertimento e momenti di fatica.

Finisce il tempo a mia disposizione e sono carica di energie e di emozioni: mi basteranno per affrontare le difficoltà che presto si affacceranno. Perché la scuola è la vita che cresce.