Valutare dialogando

Si è svolto il 5 e 6 settembre scorsi il convegno “La scuola del gratuito”, organizzato a San Marino dalla Comunità Papa Giovanni XXIII e dal Gruppo di studio “La scuola del gratuito”. Sono stata invitata a raccontare la nostra avventura di un anno senza voti in una prima della mia scuola media. E’ stata un’esperienza interessante e soprattutto portatrice di speranza e prospettive nuove.

Tante persone, insegnanti, educatori, genitori si sono trovati per discutere di come si possa pensare, e fare, una scuola diversa in cui i valori siano la collaborazione, la condivisione, l’apertura verso l’altro, il desiderio di apprendere.

Valutare senza voto significa usare il dialogo al posto del numero, significa descrivere con maggiore attenzione e precisione la complessità dell’essere umano in crescita e i suoi processi di apprendimento, significa riportare l’attenzione sull’importanza pedagogica dell’errore e della crisi. In poche parole significa dare una nuova centralità ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze nel modo più alto, quello di considerarli un insieme di cuore e mente, di emozioni, sentimenti, riflessioni, pensieri che non possono essere scissi gli uni dagli altri e che devono vivere una loro dimensione educativa di libertà.

Le indicazioni nazionali per il curricolo sono già innovative sotto molti punti di vista e alcuni passaggi al suo interno, a mio parere, ci spingono a rivedere la posizione della scuola in materia di valutazione. Non si può ridurre una competenza a un numero, così come non si può costringere in un numero una persona. Sta a noi insegnanti non avere paura (e poi paura di che?) e diventare protagonisti attivi di una nuova esperienza didattica e pedagogica. Se le cose cambieranno in meglio sarà perché noi, dal basso, avremo risvegliato davvero e con pratiche alternative la sonnolenta scuola italiana.

 

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