Piccole sfide alla consuetudine / 1

Quest’anno la parola chiave per le mie attività a scuola è “libertà”. Dopo qualche anno di insegnamento mi sento abbastanza forte e tranquilla per lasciare più spazio ai ragazzi e ai loro desideri.

In effetti anche prima avevo idealmente questa aspirazione ma nello stesso tempo mi rendevo conto di avere un certo timore, di avere bisogno di reggere con forza il timone e di prendere la direzione chiara che avevo pensato e programmato: modalità di lavoro, argomenti, valutazione.

Per qualche tempo (quello di cui ci sarà bisogno)  lavoreremo insieme per capire che cosa loro desiderano di più imparare, che cosa li appassiona, che cosa renderebbe le ore di scuola più piacevoli e realmente finalizzate all’apprendimento.

Questo non significa lasciare una libertà totale e senza regole: ci sono competenze che io ritengo indispensabili e argomenti che non si possono non conoscere alla fine della scuola media. Significa piuttosto che, dopo aver appreso quello che l’insegnante pensa sia indispensabile, i ragazzi possono esercitare la loro libertà di scelta e diventare protagonisti del loro apprendere.

Nei miei progetti una scelta come questa dovrebbe portare due benefici: appassionare i ragazzi allo studio, e soprattutto alla ricerca personale e alla rielaborazione, e allenarli a prendere decisioni in piena libertà, in un ambito protetto e controllato.

Avrò un anno per verificare se la mia proposta sia efficace o meno, quanto lo sia e se sia valida per tutti. E’ una di quelle piccole sfide che rende il mio lavoro emozionante.

 

 

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